Inter-Napoli, una festa che si trasforma in tragedia

di | 12/28/2018

In una fredda serata di dicembre, a Milano, andare allo stadio per sostenere i colori della propria squadra è un’esperienza unica: sfidare il freddo e il vento per ritrovare gli amici in curva, alzare la sciarpa al cielo e urlare di gioia dopo un gol non ha prezzo. Vale più del gelo e della pioggia, più del costo del biglietto.

Anche rischiare la vita in una fredda serata di dicembre, per sostenere i colori della propria squadra, è un’esperienza unica: qualcosa di così stupido che va oltre ogni immaginazione.

Inter Napoli, quando il gioco più bello del mondo si trasforma in tragedia.

È il 26 dicembre, il giorno dopo Natale, la sera di una partita così importante da riempire uno stadio. Televisioni da tutto il mondo sono collegate in diretta per seguire una partita molto importante per le due squadre, uno spettacolo divertente fatto di gol e giocate da urlo. I due club si sfidano per i 3 punti, per il secondo posto in classifica, per regalare ai propri tifosi un successo di cui vantarsi per il resto dell’anno.

È  tutto pronto per il fischio di inizio, la partita sta per cominciare, ma fuori dallo stadio un uomo ha perso la vita.

Gli scontri fuori dallo stadio Meazza non sono stati una fatalità.

Daniele Belardinelli, la notte del 26 dicembre, è morto a pochi metri dallo stadio. Si è già scritto molto sulla dinamica dei fatti, sulle colpe, su come sono andate o come dovrebbero essere andate le cose, quindi non ci soffermeremo ancora su questo. Il fatto incontestabile è uno soltanto: Daniele Belardinelli ha perso la vita fuori dallo stadio, durante gli scontri tra le due tifoserie, investito da un’automobile.

Tifosi e violenza, un binomio che non possiamo più sopportare.

Per il tifoso, il calcio è un gioco divertente. O almeno dovrebbe essere così. Andare allo stadio infatti dovrebbe essere un’attività piacevole, come andare al cinema o a teatro. E invece, nella realtà dei fatti, funziona tutto al contrario: la Polizia in tenuta antisommossa deve stare attenta a non far avvicinare i tifosi delle due squadre; all’interno dello stadio le due tifoserie sono ben divise da barriere insuperabili; dopo il fischio finale, i pullman con i tifosi ospiti sono scortati fuori città. Tutto normale, ma se ci fermiamo per un attimo è pensare, è una cosa da matti.

I tifosi dell’Inter e i tifosi del Napoli si sono dati appuntamento.

Lo scenario da guerriglia, quella sera del 26 dicembre, non è stato casuale: era tutto pianificato. Si tratta di un vero e proprio agguato: un centinaio di tifosi nerazzurri, accompagnati da altri idioti delle squadre gemellate di Nizza e Varese, hanno attaccato due minivan di tifosi napoletani e inscenato una vera e propria battaglia con il lancio di fumogeni e bottiglie.

I tifosi partenopei non sono stati certo colti alla sprovvista, visto che erano anche loro armati di spranghe e altre armi improvvisate.

La strada diventa un campo di battaglia, fino a quando un uomo non rimane steso a terra, privo di sensi. A quel punto cessa lo scontro, i tifosi si accorgono della tragedia e soccorrono Daniele Belardinelli. Ma è tutto inutile. Tutto troppo stupido per essere vero: un ragazzo di 35 anni è morto per una partita di calcio.